Il castello di Padernello

Incuriosito dagli innumerevoli post in merito al Castello di Padernello che ho ritrovato all’interno dei vari social media, ho deciso, appena avrei avuto una domenica libera di visitare questo sito storico e, devo dire la verità, non mi aspettavo un luogo così accogliente e suggestivo.
L’aspetto che rende il castello così unico nel suo genere è proprio il fatto di non essere un castello, in realtà: infatti, noi siamo abituati a vedere questo genere di fortificazioni come delle strutture pensate per la difesa di un determinato popolo rispetto ad un altro che anticamente veniva considerato come “invasore” o una minaccia per la propria gente e i propri possedimenti. Questo sito, contrariamente da ciò che ho appena affermato, è in realtà un maniero e la differenza sta essenzialmente in due caratteristiche:
– la prima è la dimensione: se pensiamo, infatti, alle grandi costruzioni come il Castello di Brescia (vedi articolo dedicato), o quello Sforzesco a Milano, capiamo subito come la differenza di “stazza” sia il primo aspetto che salta all’occhio.
Infatti, quello di Padernello, è costruito su un doppio fossato, ed ha una superficie di 4000 metri quadrati, che è molto piccola se paragonata ad altre fortificazioni di questo calibro ed epoca.
– la seconda – e più importante – differenza riguarda l’utilizzo: infatti, come ben ci ha spiegato la guida, la sede di Padernello non veniva utilizzata come punto strategico, come strumento di guerra e di difesa ma, bensì, come residenza delle varie famiglie che ci sono succedute nel tempo e che hanno tenuto in vita le redini della struttura.
Prima di lasciarvi linkato il video che ho realizzato, vi fornisco qualche pillola storica e una particolare curiosità.
Il Castello di Padernello fu ufficialmente edificato da Bernardino Martinengo, facente parte della casata bergamasca dei Martinengo che, all’epoca erano devoti alla Repubblica di Venezia, verso la fine del XIV, nel 1391 per essere precisi ma, fino al ‘700, fu “vittima” nei numerosi aggiustamenti che le varie famiglie che successero al trono misero in atto.
Nel 18esimo secolo, una (quasi) definitiva impostazione al castello avvenne grazie alla sua trasformazione in maniero signorile dall’architetto Giovanni Battista Marchetti – per intenderci “la mente” che progettò il Duomo Nuovo di Brescia – su commissione da parte dell’allora reggente conte Gerolamo Silvio.
I Martinengo, citati poc’anzi, non furono l’unica casata a “regnare” sul castello ma bensì, mezzo secolo dopo il rinnovamento di Marchetti, il suo possedimento passò nelle mani di un’altra famiglia molto nota nel bresciano, i Salvàdego che rimasero nella residenza signorile fino al 1961, anno in cui l’ultimo erede lasciò l’alloggio per le cure mediche, morendo quattro anni dopo, lasciando, sostanzialmente, il Castello al suo destino fino al 2005 quando, dopo aver capito di voler conservare la bellezza e promuovere l’attrattiva di questo sito storico, rendendolo pubblico a tutti, il comune di Borgo S.Giacomo – in cui si trova la frazione Padernello – insieme ad un’altra società privata (la Castelli&Casati) acquistarono la proprietà rimaneggiandola e rimettendola in sesto.

Leggenda o verità?

Antichi racconti tramandati di generazione in generazione dicono sussurrano che il 20 luglio di ogni anno il fantasma della Dama Bianca si presenti sullo scalone d’onore del suo castello tutta completamente vestita di bianco con in mano un libro che contiene il suo più grande segreto.
Ma chi era la Dama Bianca da cui prende vita la famosa leggenda che avvolge in un alone di mistero il maniero di Padernello?
L’aggettivo “bianca” non deriva dal colore con cui essa si presenta ogni anno lo stesso giorno ma, semplicemente, è l’abbreviazione del suo nome, Bianca Maria.
Bianca Maria Martinengo, infatti, era la figlia di Caterina Colleoni e del conte Gaspare Martinengo, vissuti nel XV secolo. Bianca è sempre stata una ragazza malinconica che amava la solitudine, stare con sè stessa, la natura, il rumore che essa produce e odiava i soprusi, le angherie e il mondo medievale che, all’epoca, era basato sulla violenza, senza pudori nè concezioni alcune – la ragazza, infatti, era molto avanti per l’epoca.
Un giorno, così di punto in bianco, abbandonò tutto e disse ai genitori di volersi ritirare nella loro residenza estiva e vivere lì in modo permanente (era il 1479). Una sera, seduta su un ampio finestrone si sporse per vedere una lucciola dinnanzi a lei che vibrava così aurea ed eterea che finì per cadere nel fossato e perse, purtroppo, la vita a soli 13 anni.

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