Into the wild

Uno dei film che in assoluto amo di più è “Into the wild“, non tanto per la sua (quasi) perfezione tecnica, registica e fotografica, oltre che all’eccellente recitazione del giovane Emile Hirsch ma per la sua tematica.
A chi non è mai capitato di dire: basta, mollo tutto e vado via a vivere da qualche parte sconosciuta lontano da tutti?
Personalmente, ho avuto questa idea parecchie volte ma, ovviamente, non l’ho mai messa in atto.
Alexander Supertramp – così si faceva chiamare il ragazzo protagonista del romanzo e del film – decide invece di metterla in atto.
Di punto in bianco, infatti, saturo del rapporto con la sua famiglia e stanco della società sempre più proiettata al consumo ed al materialismo decide di donare il suo denaro in beneficenza e partire all’avventura, direzione Alaska, vivendo alla giornata e solo con ciò che Madre Natura e il destino gli offrono.
Nel corso del racconto vediamo che egli, una volta giunto nelle terre dell’Alaska, trova rifugio in un vecchio autobus abbandonato, il Magic Bus.
Tuttavia questa storia non ha un lieto fine. Alex muore a causa da avvelenamento di bacche che, erroneamente, aveva considerato commestibili, a cui si aggiungono gli stenti dovuti alla fame ed al freddo.
Prima di morire però, Alex lascia un messaggio al mondo: la felicità è tale solo se condivisa ed, in parte, ha ragione.
Dico questo perché la nostra felicità è associata alla felicità altrui. Possiamo vivere soli, questo è certo, ma avere qualcuno con cui condividere emozioni, visitare luoghi, scoprire nuove destinazioni è sicuramente la chiave per raggiungere l’apice di questo bellissimo sentimento.
Alex se n’è accorto troppo tardi, purtroppo, ma non credo che fosse pentito della sua scelta. Se potesse, lo rifarebbe. Certo, forse non andrebbe in un posto così isolato, in modo da poter chiedere aiuto, ma lo rifarebbe.
E’ proprio da questa mia convinzione che dico che questo film è un inno alla libertà, la libertà di fare non solo ciò che si vuole ma anche di farlo senza prevedere nessuna conseguenza. E’ proprio questo il significato della libertà. Molti di noi fanno ciò che vogliono ma sfido chiunque a dire che nessuno di loro pensa alle conseguenze delle proprie azioni. Ma Alex no. Lui aveva conosciuto il mondo benestante, sapeva com’era vivere nel lusso ed avere tutti gli agi possibili ma a lui non interessava. Lui voleva essere libero, non importa se la conseguenza fosse la morte – per ipotermia, per fame, per essere un boccone appetitoso per gli animali. A lui interessava solo essere libero e vivere nella natura incontaminata e proprio per questo motivo ha scelto l’Alaska, uno dei posti più inaccessibili all’uomo.
Non voglio spingermi oltre perché, forse, ho già detto troppo e non vorrei rovinare la visione del film o la lettura del libro perciò concludo con una piccola curiosità su uno dei punti centrali del film: Il magic Bus.
Purtroppo, il mezzo è stato rimosso il mese scorso – era nel parco nazionale di Denali dal 1961 – dal sindaco del paese omonimo, Clay Walker poichè dichiarato troppo pericoloso a causa delle numerose spedizioni, finite male, di tutti coloro che volevano visitare il sito storico collegato alla vicenda di Alex Supertramp, eliminando, così, un vero e proprio baluardo della libertà di vivere.

Consigliato

Classificazione: 4.5 su 5.


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5 pensieri riguardo “Into the wild

  1. Un film indimenticabile e una filosofia di vita che – in parte – condivido.

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  2. Stiamo parlando di uno dei più grandi gruppi della storia dei musica, a mio parere quindi mi trovi perfettamente d’accordo!

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  3. Sì il film è indimenticabile… alle volte mi basta Society dei Pearl Jam in sottofondo per sognare. La colonna sonora di questo capolavoro ritengo sia indimenticabile.

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  4. Non ho visto il film ma ho sentito parlare di questo ragazzo e del mitico Magic Bus. Mi auguro che il mezzo rimosso venga posizionato in un museo in cui continuare a testimoniare la tenacia di questo giovane che ha cercato la felicità e ci ha insegnato a condividerla.

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